Così lontani, così vicini
Caravaggio e Bacon: da un lato, luce e tenebra scolpiscono figure esplodendo sulla tela; dall’altra, angosciosa carnalità di corpi deformati, imprigionati gabbie prospettiche. Nello spazio scenico della Galleria si confrontano due geni della pittura, ma solo per un’esperienza estetica…

Caravaggio, Davide con la testa di Golia. 1605-1606 Olio su tela 125 x 101 cm Galleria Borghese, Roma Foto: © Luciano Romano
Nello spazio scenico della Galleria, ciò che all’impatto visivo maggiormente disturba si rivela inattesa fonte di suggestioni: i pesanti vetri che proteggono le opere di Francis Bacon. L’artista aveva escogitato di coprirle senza preoccuparsi che la visuale ne fosse compromessa, anzi, voleva che la vita, “nel senso più superficialmente concreto e nella sua casualità, vi trascorresse sopra, per riflesso”, scrive Anna Coliva, curatrice della mostra insieme con Michael Peppiatt.
Qui, a proiettarsi sui quadri, è la Galleria Borghese, i suoi spazi carichi di storia, che per la prima volta ospitano i lavori di un grande del Novecento. Ma anche, e soprattutto, è il Caravaggio, esposto di fronte all’artista dublinese in un ideale e complesso dialogo. Ecco allora in riflessi più o meno enfatici, tra vetro e colore, quattordici grandi opere e ritratti del Merisi dove la corporeità, riverberata, si scompone e diventa organismo che, a sua volta, si dissolve fino a scomparire.
Un’illusione da specchio infedele. Che evidenzia, in un intreccio di metafore, come qualsiasi vertiginoso accostamento fra i due geni della pittura, sia ascrivibile più alla sfera emotiva e sensoriale che non all’intelletto. Del resto la stessa Coliva nel proporre il connubio, ha dichiarato di non voler seguire ricostruzioni storico-critiche, ma di “cercare corrispondenze che emergano da sole alla sensibilità dello spettatore”. Eccoci dunque dinanzi a un’esperienza estetica.
Da un lato, luce e tenebra scolpiscono figure esplodendo sulla tela come apparizione simbolica o come vis drammatica per intensificare situazioni e gesti; dall’altra, angosciosa carnalità di corpi deformati, imprigionati in una gabbia spaziale si dibattono sotto la cruda luminosità da sala operatoria. Se dal Martirio di Sant’Orsola, la morte, coglie in un brivido di sorpresa, da Head VI, si congela nell’urlo di un cadavere già putrefatto. Speranza di redenzione, fede tragica dei grandi peccatori oltre la verità della carne ne la Resurrezione di Lazzaro. Di contro Tryptich August 1972, volontà di catturare la materia nell’atto stesso della sua trasformazione: corsa verso il disfacimento e la dissoluzione nel nulla.
Ancora: se Caravaggio si rappresenta in una testa appena decapitata: Davide con la testa di Golia, identificandosi simbolicamente con il male, Bacon in Three Studies for a Self Portrait, costruisce il suo volto assemblando pezzi diversi, privi di sintesi armonica, quale denuncia del processo di reintegrazione di parti scisse del Sé.
Forse, tratto comune ai due artisti è la violenza dell’espressione: Giuditta che taglia la testa a Oloferne e Studio per un ritratto di Innocenzo X, l’uno accanto all’altro, di sfondo lo spettacolare trittico dedicato a Lucian Freud. Scrive Michael Peppiatt “Bacon può essere paragonato a Caravaggio in termini di intensità. Entrambi creavano situazioni estreme in cui la figura umana è trasformata in un crocevia di emozioni”.
[Lori Adragna]
CARAVAGGIO / BACON
GALLERIA BORGHESE
Piazzale Scipione Borghese 5
Anna Coliva, Michael Peppiatt
TEL. +39 068413979
ORARI: tutti i giorni, escluso il lunedì – dalle 9.00 alle 19.00
ingresso: € 13,50 per mostra e Galleria Borghese, più diritto di prevendita
la prenotazione è obbligatoria
Catalogo Motta
web: www.caravaggio-bacon.it
FINO AL 24 GENNAIO 2010
X MANGIARE
Treebar – Roma – Via Flaminia 226 – tel 0632652754
X DORMIRE
Dimora delle Navi – Roma – Lungotevere delle Navi 19 – tel 3485801339





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